giovedì 28 novembre 2013
lunedì 25 novembre 2013
«L’amore è il più antico degli assassini. L’amore non è cieco. L’amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L’amore è un insetto che ha sempre fame. L’amore non è quello che i poeti del cazzo vogliono farvi credere. L’amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai.»
Stephen King
sabato 23 novembre 2013
venerdì 22 novembre 2013
giovedì 21 novembre 2013
Per nostalgia o scelleratezza e ubriachezza ci si può
sollevare più in alto dei pini,
fino al cielo
sulla ruota panoramica, ma capire non si può:
se non c’era ancora la guerra, o se la guerra c’era.
È tutto in bianco e nero,
con le mamme camminano i figli,
un cattivo altoparlante canta qualcosa con l’aria vittoriosa.
Quanto tempo ho vissuto al mondo,
quanto ho patito
tutti gli ansimi del cuore, le lacrime,
e anche viceversa.
Boris Ryžji
ph.Gilad Benari
sollevare più in alto dei pini,
fino al cielo
sulla ruota panoramica, ma capire non si può:
se non c’era ancora la guerra, o se la guerra c’era.
È tutto in bianco e nero,
con le mamme camminano i figli,
un cattivo altoparlante canta qualcosa con l’aria vittoriosa.
Quanto tempo ho vissuto al mondo,
quanto ho patito
tutti gli ansimi del cuore, le lacrime,
e anche viceversa.
Boris Ryžji
ph.Gilad Benari
mercoledì 20 novembre 2013
Vengo, con la presente, a te, per chiederti formalmente di esentarmi d'urgenza
dal comunicare, con te, per telefono (io non posso battere zuccate disperate,
contro il primo muro che mi trovo a disposizione, ogni volta, capirai,
appena mollo giù il ricevitore):
(perché, mia diletta, io non saprò mai separare, stralciandole,
le tue parole, a parte, dai tuoi gomiti, dai tuoi alluci,
dalle tue natiche, da tutta te) (da tutto me):
sola, la tua voce mi nuoce.
Edoardo Sanguineti - da: "Scartabello XLVII poesie"
dal comunicare, con te, per telefono (io non posso battere zuccate disperate,
contro il primo muro che mi trovo a disposizione, ogni volta, capirai,
appena mollo giù il ricevitore):
(perché, mia diletta, io non saprò mai separare, stralciandole,
le tue parole, a parte, dai tuoi gomiti, dai tuoi alluci,
dalle tue natiche, da tutta te) (da tutto me):
sola, la tua voce mi nuoce.
Edoardo Sanguineti - da: "Scartabello XLVII poesie"
martedì 19 novembre 2013
Lo sai si può partire
andare e basta,
senza spiegazioni
fogli, né un’attesa
e a noi a quel punto
resta solo il volto sul cuscino
come una sindone, un’impronta:
restano i momenti mai voluti,
gli episodi.
E resta
come squarcio la domanda
sempre feroce, sempre sanguinante:
“ho delle colpe?” e “ha capito?”
Lei ha capito che mi manca?
Matteo Fantuzzi
andare e basta,
senza spiegazioni
fogli, né un’attesa
e a noi a quel punto
resta solo il volto sul cuscino
come una sindone, un’impronta:
restano i momenti mai voluti,
gli episodi.
E resta
come squarcio la domanda
sempre feroce, sempre sanguinante:
“ho delle colpe?” e “ha capito?”
Lei ha capito che mi manca?
Matteo Fantuzzi
lunedì 18 novembre 2013
“…chi parte è sempre lo stesso che ritorna? Alcuni mutamenti della comprensione reciproca possono avvenire soltanto quando si è soli, lontani da ciò che è contenuto nella forma delineata da un altro. E questi mutamenti non possono essere condivisi, si è sempre soli con essi. Le immagini sono cartoline inviate da paesi che esistono soltanto nella personalità del soggetto, e l’altro non li visiterà mai”.
domenica 17 novembre 2013
Ho una solitudine
così affollata
così piena di nostalgie
e di volti di te
di congedi passati
e baci benvenuti
alla prima occasione
e in ultimo termine
ho una solitudine
così affollata
che posso organizzarla
come fosse un corteo
per colori
misure
e promesse
per epoche
per tatto
e per sapore
senza esitare
mi abbraccio alle tue assenze
che vengono e mi assistono
col mio volto di te
sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto.
Mario Benedetti - Come fosse un corteo
così affollata
così piena di nostalgie
e di volti di te
di congedi passati
e baci benvenuti
alla prima occasione
e in ultimo termine
ho una solitudine
così affollata
che posso organizzarla
come fosse un corteo
per colori
misure
e promesse
per epoche
per tatto
e per sapore
senza esitare
mi abbraccio alle tue assenze
che vengono e mi assistono
col mio volto di te
sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto.
Mario Benedetti - Come fosse un corteo
sabato 16 novembre 2013
Uomo e donna a letto alle 10 pomeridiane
Mi sento come una scatola di sardine, disse lei.
Mi sento come un cerotto, dissi io.
Mi sento come un panino al tonno, disse lei.
Mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
Mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
Mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.
Mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
Mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
Mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Non me la sento di lavorare, dissi.
Mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
Mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.
Mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
Mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.
Mi sento una gran voglia di bere, disse lei.
Mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.
Mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.
Mi sento che hai ragione, dissi io.
Mi sento di mollare tutto, disse lei.
Mi sento che ho bisogno d’un bagno, dissi io.
Anch’io mi sento che hai bisogno d’un bagno, disse lei.
Mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.
Mi sento che tu non mi ami, disse lei.
Mi sento che ti amo, dissi io.
Mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.
Anch’io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.
Mi sento che adesso ti amo, disse lei.
Mi sento che ti amo più di te, dissi io.
Mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.
Mi sento che non la smetterei più, dissi io.
Mi sento che ne saresti capace, disse lei.
Mi sento, dissi io.
Mi sento, disse lei.
Charles Bukowski
Mi sento come un cerotto, dissi io.
Mi sento come un panino al tonno, disse lei.
Mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
Mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
Mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.
Mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
Mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
Mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Non me la sento di lavorare, dissi.
Mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
Mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.
Mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
Mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.
Mi sento una gran voglia di bere, disse lei.
Mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.
Mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.
Mi sento che hai ragione, dissi io.
Mi sento di mollare tutto, disse lei.
Mi sento che ho bisogno d’un bagno, dissi io.
Anch’io mi sento che hai bisogno d’un bagno, disse lei.
Mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.
Mi sento che tu non mi ami, disse lei.
Mi sento che ti amo, dissi io.
Mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.
Anch’io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.
Mi sento che adesso ti amo, disse lei.
Mi sento che ti amo più di te, dissi io.
Mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.
Mi sento che non la smetterei più, dissi io.
Mi sento che ne saresti capace, disse lei.
Mi sento, dissi io.
Mi sento, disse lei.
Charles Bukowski
venerdì 15 novembre 2013
giovedì 14 novembre 2013
Cadono le foglie - disse Cyrano con una strana intonazione nella voce - Come vengono giù dolcemente! Nel loro breve viaggio dal ramo alla terra pare che vogliano creare un ultimo attimo di bellezza, e pure nel terrore di marcire al suolo danno alla loro caduta la leggera grazia del volo.
Cyrano de Bergerac
martedì 12 novembre 2013
Ho continue variazioni di umore, cioè posso passare da un ottimismo sfrenato a un pessimismo abissale nell’arco di quattro battiti cardiaci;
posso passare da un’indifferenza artica per il mondo a una totale straziata compassione per qualsiasi forma di vita animata e inanimata, posso sentirmi sottilmente felice, mediamente inquieta, ilare poi funebre, catatonica poi iperattiva.
Io ho fatto impazzire psicanalisti ed erboristi,
primari e pranoterapisti e non è servito a nulla
perché rimango un caso oscuro.
Una volta io ero una persona equilibrata,non inquisita,
non fumatrice..ma ora sono squilibrata come..un'auto senza gomma,un cinese senza ombra,un coniglio senza un orecchio,
una W senza la sua metà.
Stefano Benni-Teatro,volume 1
posso passare da un’indifferenza artica per il mondo a una totale straziata compassione per qualsiasi forma di vita animata e inanimata, posso sentirmi sottilmente felice, mediamente inquieta, ilare poi funebre, catatonica poi iperattiva.
Io ho fatto impazzire psicanalisti ed erboristi,
primari e pranoterapisti e non è servito a nulla
perché rimango un caso oscuro.
Una volta io ero una persona equilibrata,non inquisita,
non fumatrice..ma ora sono squilibrata come..un'auto senza gomma,un cinese senza ombra,un coniglio senza un orecchio,
una W senza la sua metà.
Stefano Benni-Teatro,volume 1
domenica 10 novembre 2013
Lo so che non capisci, ma fammi provare a spiegartelo un'altra volta.
Tu credi che quando ti svegli la mattina quello che è successo ieri non conta. Invece quello che è successo ieri è l'unica cosa che conta.
Che altro c'è?
La tua vita è fatta dei giorni che hai vissuto. Non c'è altro. Magari pensi di poter scappare via e cambiare nome o non so cosa. Di ricominciare daccapo. E poi una mattina ti svegli, guardi il soffitto e indovina chi è la persona sdraiata nel letto?
Cormac McCarthy
Non è un paese per vecchi
sabato 9 novembre 2013
venerdì 8 novembre 2013
mercoledì 6 novembre 2013
martedì 5 novembre 2013
"Volevo che tu imparassi una cosa da lei: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince.”
Harper Lee, Il buio oltre la siepe
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