giovedì 30 ottobre 2014

"Nonno, perché gli uomini combattono?”
Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:
“Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”
“Quali lupi, nonno?”
“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio, che aveva dentro di sé la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo.
“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
“E l’altro?”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
Il bambino riprese a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
“E quale lupo vince?”
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.
“Quello che nutri di più.”


(Storia Apache)

mercoledì 29 ottobre 2014

La piú vera ragione è di chi tace.
il canto che singhiozza è un canto di pace.

Eugenio Montale


E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato mi sembra più assurdo


Non siamo mai stati così liberi. Non ci siamo mai sentiti così impotenti.

Zygmunt Bauman


martedì 28 ottobre 2014

Lascia che l'amore cada come un vestito di sangue
lungo le strade fatue di questa città.
Lascia che si sporchi.
Lascia che scorra giù nei tombini
fino alle tane nere dei topi e dei coccodrilli.
Lascia che cerchi il mare.
Lascia che chieda la direzione agli sconosciuti
e che dietro gli occhi lunari delle sconosciute
si ingrossi come una marea
perdendola.
Lascia che si spezzi.
Che si bruci.
Che piova
e spiova
a pezzi
sulle ringhiere di questi palazzi
allineati e spenti come lampioni fulminati.
Come soldati fucilati.
Come tombe minimal di un cimitero inglese.

Lascia che l'amore cada come un vestito di sangue
lungo le strade fatue di questa città.
Lascia che rompa gli argini del buonsenso.
Che in ogni istante chieda da bere e da fumare
minacciando di esplodere
come un kamikaze irakeno ritto in cima alla stella polare.
Lascia che ti pulsi in testa slabbrandoti le vene.
Che urli
io voglio
ai muri arresi degli ipermercati pieni di plastica.
Che resti ore e ore muto alla faccia dei Talk Show.
Che si ecciti in pubblico.
Che si stenda sull'erba.
Che rubi caramelle ai bambini.
Che bestemmi.
Che uccida per gioco.
Che si consumi
e ti consumi in un giro di Bolero e Tagadà
folle come l'allegria apocalittica del girogirotondo.

E caschi il mondo.

Caschi la terra.

Tutti giù per terra.

Quando cambia la stagione ma tutto resta uguale.
Quando ti chiedono distrattamente che ore sono.
Quando ti salutano lasciando in omaggio un come va.
Quando il centro è invaso da gente
che parla sempre e solo con la voce della gente.
Quando la morte cammina sui marciapiedi
e accarezza la fronte dei passanti.

Lascia che ogni cosa accada
ma non voltarti a guardarla.

Lascia che scoppi l'acquazzone.

Lascia che l'amore cada come un vestito di sangue
lungo le strade fatue di questa città.

Francesco Alfarano


La misura dell’intelligenza
è data dalla capacità di cambiare
quando è necessario.

Albert Einstein

Risultati immagini per cambiare
"Io non ho bisogno di stima, o di gloria, o di altre cose simili.
Io ho bisogno di amore, di entusiasmo, di fuoco, di vita.”

Giacomo Leopardi

lunedì 27 ottobre 2014

All’amore io non ho mai chiesto di salvarmi la vita.
Mi è bastato che ci fosse quando ne sentivo la mancanza,
che non mi abbandonasse.

Anche quand’era sgangherato e ridicolo,
non l’ho mai lasciato andare

Mia suocera beve – Diego De Silva


venerdì 24 ottobre 2014

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali – tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Librati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.

Josif Aleksandrovič Brodskij



giovedì 23 ottobre 2014

Oggi molto depressa.
Incapace di scrivere.
Gli dèi sono minacciosi.
Mi sento esiliata su una stella fredda,
in grado solo di provare uno spaventoso torpore vulnerabile.
Guardo giù nel caldo mondo terrestre.
Nel groviglio di letti di amanti,
culle di bambini, tavole apparecchiate,
tutto il solito viavai vitale di questa terra,
e mi sento estromessa,
chiusa dietro una parete di vetro.


Sylvia Plath - Ottobre 1959


mercoledì 22 ottobre 2014

“Volo come si deve,
ossia con le mie forze.”

Wislawa Szymborska


 


martedì 21 ottobre 2014

Attendere è pregare

Io non amo attendere.

Non amo attendere nelle file.
Non amo attendere il mio turno.
Non amo attendere il treno.
Non amo attendere prima di giudicare.
Non amo attendere il momento opportuno.
Non amo attendere un giorno ancora.

Non amo attendere
perché non ho tempo
e non vivo che nell'istante.


Jean Debruynne


Le mie mani,
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
or ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.


Sibilla Aleramo



lunedì 20 ottobre 2014

È sempre la stessa storia:

lui amava lei,
poi ha smesso,
invece lei
no.


È sempre la stessa storia:
lei amava lui,
poi ha smesso,
invece lui
no.

La verità è una:
per amore
non si muore.

Lo si vorrebbe
e basta.


Erica Jong


Come puoi avvicinarti così tanto ad una persona da lasciarla scavare la tua anima?
Come puoi portarla in quei luoghi inaccessibili
e lasciarla libera di esplorare ogni piega, ogni anfratto,
finché non resta più niente da portare alla luce
e sei totalmente esausto, messo a nudo.


Poi un giorno siete solo due estranei.



Helen Walsh

Beati i sognatori, gli idealisti, i teneri.
Beati gli ingenui, i grandi
che non hanno perso la voglia
di sentirsi bambini nell’animo.
Beati coloro che non rinunciano all’amore per paura.
Beati i cuori impavidi.

Albert Einstein

mercoledì 15 ottobre 2014

Se vinco alla lotteria
io mi compro un amante felice
un uomo che non abbia problemi
da confidarmi
o che si risolva i suoi
che mi desideri ogni notte
che pensi di me che sono una persona
straordinaria e bellissima
che sia tanto interessato alla mia anima
quanto al mio corpo
che conosca la magia delle parole
e sappia quanto mi seducono
che sappia sognare almeno qualche volta
che abbia una leggera propensione
per il disordine
che viva e lasci vivere
e che sia bello naturalmente
anche se bello è ciò che piace.


Non guasterebbe l’amore per il mare
e la gioia di vivere
nella città che amo.

Il conto in banca mi interessa poco
perché non saprei che farmene
di possedere trecento paia di scarpe
o di dieci armadi di vestiti
ho sempre amato la modestia.

Se vinco alla lotteria
mi compro un amante felice

e non lo dico a   n e s s u n o.


A. Spissu


domenica 12 ottobre 2014

Mi chiamavo Sabina Spielrein
quando morirò voglio che il dottor Jung abbia la mia testa, solo lui potrà aprirla e sezionarla.
Voglio che il mio corpo sia cremato e che le ceneri siano sparse sotto la quercia su cui sia scritto:

"Anch'io sono stata un essere umano"






giovedì 9 ottobre 2014

Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.

Cesare Pavese

Onora sempre le bolle di sapone
come l’uomo sono fatte di fiato
provengono da un respiro
come il corpo umano sono una tessitura di acqua
con trasparenza mostrano il silenzio.
Un soffio le fa volare nell’aria e vanno
si rincorrono come baci
come la vita non ritornano.


Giovanni Fierro, "A mia figlia"


mercoledì 8 ottobre 2014

“Tu che mi parli di gioie false, dimmi quali siano le vere: quelle che costano più lacrime, o quelle che lasciano più rimorsi? E perché rimorsi? Qual è l’amor vero, quello che muore, o quello che uccide?”

Giovanni Verga



lunedì 6 ottobre 2014

Sapevo che stavo morendo.

Qualcosa dentro mi diceva:
continua così, muori, spegniti,
diventa come loro, accettalo.


E poi qualcos’altro dentro diceva: no,
salva un pezzetto
minuscolo.

Non importa che sia molto, basta solo una scintilla.
Una scintilla può incendiare un’intera
foresta.
Solo una scintilla.

Salvala.

Penso di esserci riuscito.

Sono fiero di esserci riuscito.
Che stramaledetta
fortuna.



Charles Bukowski

mercoledì 1 ottobre 2014

Entrare nel mondo dei poeti mi è difficile,
un po’ come un animale selvatico che va in città,
ma poi mi basta uno sguardo bello, una parola bianca, un sorriso
e sto meglio.
Ma resto una clandestina, una barbona delle parole.
Sangue di profuga.
Una che le viene da chiedere scusa, perché è fuori luogo.


Vado sempre in cerca di poesia, nutre una mia batteria fondamentale,
la cerco nei boschi, nella notte, negli alberi, negli animali, nei libri,
negli ascolti, negli sbagli. Soprattutto, nella mancanza.

Se accetto di mancare,
di assaporare quel mio mancarmi sempre, arriva una brezza di parole.

È un dono assolutamente immeritato, non sono stati gli studi, né l’intelligenza, nemmeno la sensibilità, e non certo la bontà,
nessuna dote positiva e nemmeno negativa.

È così, solo un dono ingiusto.
E lo accolgo con un salto e ballo e ballo come una vecchina pazza, felice.



Chandra Livia Candiani


Quei fetenti degli uomini
Sono come quei fetenti degli autobus -
li aspetti per circa un anno
e quando alla fine compare un bus
eccone altri due o tre che sbucano.


Mettono la freccia, guardi il lampeggio,
cerchi di leggere la destinazione.
Loro ti offrono un passaggio,
ma tu non hai molto tempo per la decisione.

Se commetti un errore, non puoi far dietrofront.
Salta giù, e starai là a fissare
le macchine e i taxi e i camion,
e i minuti, le ore, i giorni passare.

Wendy Cope