Mosca, 26 ottobre 1921
Mia cara, mia diletta,
mia amata, mia adorata Lisik!
Approfitto della venuta di Vinokur per scriverti una vera lettera. Ho desiderio, ho nostalgia di te -ma tanta- che non so trovar pace (oggi particolarmente!) e penso solo a te. Non vado da nessuna parte, gironzolo da un angolo all'altro, guardo nel tuo armadio vuoto, niente può essere più triste della vita senza te. Non dimenticarmi, perdio, io ti amo un milione di volte più di tutti gli altri presi insieme. Non m'interessa vedere nessuno, non ho voglia di parlare con nessuno all'infuori di te. Il giorno più bello della mia vita sarà quello del tuo arrivo. Amami, bambina. Abbi cura di te, cara, riposati, scrivi se hai bisogno di qualcosa. Ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio, ti bacio.
Tuo
Vladimir V. Majakovskij - "Lettere d'Amore a Lilja Brik"
venerdì 28 febbraio 2014
Avere cosi tanto sonno da non riuscire a dormire.
Forse non è solo sonno.
Forse è stanchezza.
Forse non è solo fisica. Mentale.
Forse è vitale.
Di quelle che ti risucchiano da dentro.
Che la testa si espande e pensieri bolliti, lessi, affogano.
Che gli occhi si chiudono e ti lasciano vedere ombre di ciò che alla luce non vedi.
Ti fa male il naso.
I denti.
Il collo scricchiola.
La stanchezza ti punisce.
Lasciati punire.
Reme Dios
(Foto di Eric Marrian)
domenica 23 febbraio 2014
«La ami?» - domandò il Guarda.
«Quando uno fa una domanda,» disse Adamsberg, «vuol dire che ha già la risposta.
Altrimenti tiene il becco chiuso.»
«È vero,» disse il Guarda. «Ho già la risposta.»
«Vedi?»
«Perché la lasci agli altri?»
Adamsberg rimase in silenzio.
«Non è mia. Nessuno appartiene a nessuno.»
«Non stare a fare tanto il furbo con la tua morale.
Perché la lasci agli altri?
«Al vento glielo chiedi, perché non rimane sull’albero?»
«Chi è il vento? Tu o lei?»
Adamsberg sorrise. -Ci alterniamo-.
«Ma il vento se ne va,» disse Adamsberg.
«E il vento torna,» disse il Guarda.
«È questo il problema. Il vento torna sempre.»
Fred Vargas -L’uomo a rovescio
«Quando uno fa una domanda,» disse Adamsberg, «vuol dire che ha già la risposta.
Altrimenti tiene il becco chiuso.»
«È vero,» disse il Guarda. «Ho già la risposta.»
«Vedi?»
«Perché la lasci agli altri?»
Adamsberg rimase in silenzio.
«Non è mia. Nessuno appartiene a nessuno.»
«Non stare a fare tanto il furbo con la tua morale.
Perché la lasci agli altri?
«Al vento glielo chiedi, perché non rimane sull’albero?»
«Chi è il vento? Tu o lei?»
Adamsberg sorrise. -Ci alterniamo-.
«Ma il vento se ne va,» disse Adamsberg.
«E il vento torna,» disse il Guarda.
«È questo il problema. Il vento torna sempre.»
Fred Vargas -L’uomo a rovescio
giovedì 20 febbraio 2014
lunedì 17 febbraio 2014
domenica 16 febbraio 2014
Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,...
come mia madre
avrebbe voluto.
Non so perchè
tutta la vita
ho trascorso a
ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce
sul mio corpo
la colpa che le loro vite
impeccabili,
per strano maleficio
mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto
del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere “la brava bambina”, essere la “donna decente”,
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall’infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli
e di parole giocose
Perchè, adulta, ho osato vivere l’infanzia proibita
e ho fatto l’amore sulle scrivanie nelle ore d’ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.
Gioconda Belli
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,...
come mia madre
avrebbe voluto.
Non so perchè
tutta la vita
ho trascorso a
ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce
sul mio corpo
la colpa che le loro vite
impeccabili,
per strano maleficio
mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto
del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere “la brava bambina”, essere la “donna decente”,
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall’infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli
e di parole giocose
Perchè, adulta, ho osato vivere l’infanzia proibita
e ho fatto l’amore sulle scrivanie nelle ore d’ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.
Gioconda Belli
sabato 15 febbraio 2014
Ciò che ho scritto di noi
è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo
inaccessibile...
è la mia sete
tirata su dal pozzo
dei miei sogni
è il disegno tracciato
su un raggio di sole
Ciò che ho scritto di noi
è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti
rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce
all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte
fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che
irrompe sulle dighe
Ciò che ho scritto di noi
è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi
è tutta verità.
Nazim Hikmet - "Ciò che ho scritto di noi"
è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo
inaccessibile...
è la mia sete
tirata su dal pozzo
dei miei sogni
è il disegno tracciato
su un raggio di sole
Ciò che ho scritto di noi
è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti
rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce
all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte
fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che
irrompe sulle dighe
Ciò che ho scritto di noi
è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi
è tutta verità.
Nazim Hikmet - "Ciò che ho scritto di noi"
mercoledì 12 febbraio 2014
Non dire per cosa vieni.
Lasciami indovinare dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato.
È lontana la
tua casa? Ti do la mia:
leggo nei tuoi occhi la stanchezza del giorno
che ti ha vinto;
e, sul tuo volto, le ombre
mi raccontano il resto del viaggio.
Dai,
vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo – è una
meta senza dolore e senza memoria.
Hai sete?
Avanza dal pomeriggio solo una
fetta d’arancia
– mordila nella mia
bocca senza chiedere.
No, non dirmi
chi sei né per che cosa vieni.
Decido io.
Maria do Rosário Pedreira
Lasciami indovinare dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato.
È lontana la
tua casa? Ti do la mia:
leggo nei tuoi occhi la stanchezza del giorno
che ti ha vinto;
e, sul tuo volto, le ombre
mi raccontano il resto del viaggio.
Dai,
vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo – è una
meta senza dolore e senza memoria.
Hai sete?
Avanza dal pomeriggio solo una
fetta d’arancia
– mordila nella mia
bocca senza chiedere.
No, non dirmi
chi sei né per che cosa vieni.
Decido io.
Maria do Rosário Pedreira
martedì 11 febbraio 2014
lunedì 10 febbraio 2014
domenica 2 febbraio 2014
Non cadrò. Ho raggiunto il centro. Ascolto il pulsare di chissà quale orologio divino attraverso l'esile parete carnale della vita piena di sangue, di trasalimenti e respiri. Sono accanto al nocciolo misterioso delle cose come di notte, talvolta, si è accanto a un cuore.
Marguerite Yourcenar - "Fuochi"
sabato 1 febbraio 2014
Non so se era l’alba
o la sera
forse mezzanotte
non so.
Tutte le finestre della mia vita...
sono rientrate alla mia stanza
con tendine e senza tendine
mi piacciono le tendine di cotone
ma ce n’erano anche di tulle
e stoini neri
li tiravo e li lasciavo
e li tiravo di nuovo
qualcuno non è più sceso
qualcuno non è più salito
e finestre con i vetri rotti
mi son ferito a una mano
e qualcuna senza vetri.
Le finestre senza vetri mi commuovono
come gli occhiali senza lenti […]
Nazim Hikmet
o la sera
forse mezzanotte
non so.
Tutte le finestre della mia vita...
sono rientrate alla mia stanza
con tendine e senza tendine
mi piacciono le tendine di cotone
ma ce n’erano anche di tulle
e stoini neri
li tiravo e li lasciavo
e li tiravo di nuovo
qualcuno non è più sceso
qualcuno non è più salito
e finestre con i vetri rotti
mi son ferito a una mano
e qualcuna senza vetri.
Le finestre senza vetri mi commuovono
come gli occhiali senza lenti […]
Nazim Hikmet
Iscriviti a:
Commenti (Atom)















