lunedì 29 dicembre 2014

Si chiama nostalgia...
e serve a ricordarci che, per fortuna,
siamo anche fragili.

C. Pavese


Come della gioia, della paura, del dolore medesimo,
così anche dell’attesa ci si stanca

Primo Levi




Mi rifiuto di essere tanto debole da raccontarlo a chiunque.

Sylvia Plath


martedì 23 dicembre 2014

La notte sa molte cose che il giorno dimentica perché preferisce dimenticare.
La notte scrive nel cuore degli uomini.

- Dino Buzzati


Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore.
Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là.
Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta.

- Ray Bradbury, Fahrenheit 451


domenica 21 dicembre 2014

"Poi un giorno mi hai detto: uccidiamoci
e io l’ho fatto e tu hai riso"

Stefano Benni, da Gli amanti


Strano sapersi perduti tutti i giorni e non dirsi mai addio.

Erri De Luca


È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.


Dostoevskij


mercoledì 17 dicembre 2014

Preferisco le cose calde e morbide a quelle fredde e brillanti.
Alcune persone sono spigolose e abbaglianti come diamanti.
Preziose ma senza vita e senza amore.
Altre mi ricordano i fiori di campo più semplici,
con il cuore pieno di rugiada e tutti i colori del cielo riflessi nei loro modesti petali.


Anaïs Nin


venerdì 12 dicembre 2014

Mi piacciono le mie trasformazioni.
Guardo intorno tranquilla e coerente,
ma pochi sanno
quante donne ci sono in me.

Anaïs Nin


giovedì 11 dicembre 2014

E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sé.
E io mi cerco sempre un paio di parole.


Etty Hillesum


lunedì 24 novembre 2014

Mi sento un po’ come il mare, abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani, ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per starmene da sola.

Alda Merini


''Non hai nemmeno più l’età per romperti il cuore in così tanti pezzi, perché sei diventata più fragile, mentre correvi di qua e di là a caccia d’amore.

Sei diventata più fragile e nemmeno te ne sei accorta.
Così fragile da pensare che è meglio una vita così,
grigia e triste e con la luce accesa la sera, quando rientri a casa, piuttosto che il solito volo in mezzo alle emozioni che ti lascia stremata e bisognosa di cure, senza nessuno che te le dia, le cure di cui hai bisogno.

Con tutti che ne approfittano perché di solito ti presenti come una che sa cavarsela da sé; e nessuno che si accorge che anche basta, non hai più voglia di cavartela da te.

La solitudine sono i mille compromessi a cui cedi tra te e te quando giustifichi le mancanze altrui, e ti trovi a battere i piedi come una bambina perché vuoi amore, cazzo, amore e attenzioni e nessuno che capisca quanto, porca puttana quanto, e già mentre fai capricci ti sgridi per niente bonariamente in nome della donna che vuoi essere e non sei.

La solitudine è non esistere, come oggi,
e sapere con certezza che non se ne accorge nessuno. ''

Paolo Giordano - La solitudine dei numeri primi -



venerdì 14 novembre 2014

Non mi piace quando le cose svaniscono, si perdono. Non mi piace fingere di aver dimenticato. Io non dimentico.

Delphine de Vigan


lunedì 10 novembre 2014

Rainer, si fa sera e io Ti amo.
Ulula un treno. I treni sono lupi, i lupi sono la Russia.
Non è un treno, è tutta la Russia che ulula verso di Te.
Rainer, non T’arrabbiare:
che Tu T’arrabbi oppure no, stanotte dormirò con Te.
Chiudo lo strappo nell’oscurità stellata: la finestra.
(Quando penso a Te e me, penso a una finestra, non al letto.)
Gli occhi spalancati, perché fuori c’è ancora più buio che dentro.


Il letto è una nave, e noi partiamo in viaggio.



Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke




giovedì 6 novembre 2014



Che cos’e’ necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e’ vissuto
e’ bene che il curriculum sia breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu’ chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perche’.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non cio’ che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


Wislawa Szymborska


Nulla è più duro d’una pietra e nulla più molle dell’acqua. Eppure la molle acqua scava la dura pietra.

Ovidio


martedì 4 novembre 2014

Ti grido Vieni,
apri in due la mia solitudine
e muovi in essa il tuo canto

fai girare questo mondo fermo


Ti dico Vieni,
fammi rinascere sulla terra.




Homero Aridjis



giovedì 30 ottobre 2014

"Nonno, perché gli uomini combattono?”
Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:
“Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”
“Quali lupi, nonno?”
“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio, che aveva dentro di sé la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo.
“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
“E l’altro?”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
Il bambino riprese a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
“E quale lupo vince?”
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.
“Quello che nutri di più.”


(Storia Apache)

mercoledì 29 ottobre 2014

La piú vera ragione è di chi tace.
il canto che singhiozza è un canto di pace.

Eugenio Montale


E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato mi sembra più assurdo


Non siamo mai stati così liberi. Non ci siamo mai sentiti così impotenti.

Zygmunt Bauman


martedì 28 ottobre 2014

Lascia che l'amore cada come un vestito di sangue
lungo le strade fatue di questa città.
Lascia che si sporchi.
Lascia che scorra giù nei tombini
fino alle tane nere dei topi e dei coccodrilli.
Lascia che cerchi il mare.
Lascia che chieda la direzione agli sconosciuti
e che dietro gli occhi lunari delle sconosciute
si ingrossi come una marea
perdendola.
Lascia che si spezzi.
Che si bruci.
Che piova
e spiova
a pezzi
sulle ringhiere di questi palazzi
allineati e spenti come lampioni fulminati.
Come soldati fucilati.
Come tombe minimal di un cimitero inglese.

Lascia che l'amore cada come un vestito di sangue
lungo le strade fatue di questa città.
Lascia che rompa gli argini del buonsenso.
Che in ogni istante chieda da bere e da fumare
minacciando di esplodere
come un kamikaze irakeno ritto in cima alla stella polare.
Lascia che ti pulsi in testa slabbrandoti le vene.
Che urli
io voglio
ai muri arresi degli ipermercati pieni di plastica.
Che resti ore e ore muto alla faccia dei Talk Show.
Che si ecciti in pubblico.
Che si stenda sull'erba.
Che rubi caramelle ai bambini.
Che bestemmi.
Che uccida per gioco.
Che si consumi
e ti consumi in un giro di Bolero e Tagadà
folle come l'allegria apocalittica del girogirotondo.

E caschi il mondo.

Caschi la terra.

Tutti giù per terra.

Quando cambia la stagione ma tutto resta uguale.
Quando ti chiedono distrattamente che ore sono.
Quando ti salutano lasciando in omaggio un come va.
Quando il centro è invaso da gente
che parla sempre e solo con la voce della gente.
Quando la morte cammina sui marciapiedi
e accarezza la fronte dei passanti.

Lascia che ogni cosa accada
ma non voltarti a guardarla.

Lascia che scoppi l'acquazzone.

Lascia che l'amore cada come un vestito di sangue
lungo le strade fatue di questa città.

Francesco Alfarano


La misura dell’intelligenza
è data dalla capacità di cambiare
quando è necessario.

Albert Einstein

Risultati immagini per cambiare
"Io non ho bisogno di stima, o di gloria, o di altre cose simili.
Io ho bisogno di amore, di entusiasmo, di fuoco, di vita.”

Giacomo Leopardi

lunedì 27 ottobre 2014

All’amore io non ho mai chiesto di salvarmi la vita.
Mi è bastato che ci fosse quando ne sentivo la mancanza,
che non mi abbandonasse.

Anche quand’era sgangherato e ridicolo,
non l’ho mai lasciato andare

Mia suocera beve – Diego De Silva


venerdì 24 ottobre 2014

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali – tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Librati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.

Josif Aleksandrovič Brodskij



giovedì 23 ottobre 2014

Oggi molto depressa.
Incapace di scrivere.
Gli dèi sono minacciosi.
Mi sento esiliata su una stella fredda,
in grado solo di provare uno spaventoso torpore vulnerabile.
Guardo giù nel caldo mondo terrestre.
Nel groviglio di letti di amanti,
culle di bambini, tavole apparecchiate,
tutto il solito viavai vitale di questa terra,
e mi sento estromessa,
chiusa dietro una parete di vetro.


Sylvia Plath - Ottobre 1959


mercoledì 22 ottobre 2014

“Volo come si deve,
ossia con le mie forze.”

Wislawa Szymborska


 


martedì 21 ottobre 2014

Attendere è pregare

Io non amo attendere.

Non amo attendere nelle file.
Non amo attendere il mio turno.
Non amo attendere il treno.
Non amo attendere prima di giudicare.
Non amo attendere il momento opportuno.
Non amo attendere un giorno ancora.

Non amo attendere
perché non ho tempo
e non vivo che nell'istante.


Jean Debruynne


Le mie mani,
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
or ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.


Sibilla Aleramo



lunedì 20 ottobre 2014

È sempre la stessa storia:

lui amava lei,
poi ha smesso,
invece lei
no.


È sempre la stessa storia:
lei amava lui,
poi ha smesso,
invece lui
no.

La verità è una:
per amore
non si muore.

Lo si vorrebbe
e basta.


Erica Jong


Come puoi avvicinarti così tanto ad una persona da lasciarla scavare la tua anima?
Come puoi portarla in quei luoghi inaccessibili
e lasciarla libera di esplorare ogni piega, ogni anfratto,
finché non resta più niente da portare alla luce
e sei totalmente esausto, messo a nudo.


Poi un giorno siete solo due estranei.



Helen Walsh

Beati i sognatori, gli idealisti, i teneri.
Beati gli ingenui, i grandi
che non hanno perso la voglia
di sentirsi bambini nell’animo.
Beati coloro che non rinunciano all’amore per paura.
Beati i cuori impavidi.

Albert Einstein

mercoledì 15 ottobre 2014

Se vinco alla lotteria
io mi compro un amante felice
un uomo che non abbia problemi
da confidarmi
o che si risolva i suoi
che mi desideri ogni notte
che pensi di me che sono una persona
straordinaria e bellissima
che sia tanto interessato alla mia anima
quanto al mio corpo
che conosca la magia delle parole
e sappia quanto mi seducono
che sappia sognare almeno qualche volta
che abbia una leggera propensione
per il disordine
che viva e lasci vivere
e che sia bello naturalmente
anche se bello è ciò che piace.


Non guasterebbe l’amore per il mare
e la gioia di vivere
nella città che amo.

Il conto in banca mi interessa poco
perché non saprei che farmene
di possedere trecento paia di scarpe
o di dieci armadi di vestiti
ho sempre amato la modestia.

Se vinco alla lotteria
mi compro un amante felice

e non lo dico a   n e s s u n o.


A. Spissu


domenica 12 ottobre 2014

Mi chiamavo Sabina Spielrein
quando morirò voglio che il dottor Jung abbia la mia testa, solo lui potrà aprirla e sezionarla.
Voglio che il mio corpo sia cremato e che le ceneri siano sparse sotto la quercia su cui sia scritto:

"Anch'io sono stata un essere umano"






giovedì 9 ottobre 2014

Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.

Cesare Pavese

Onora sempre le bolle di sapone
come l’uomo sono fatte di fiato
provengono da un respiro
come il corpo umano sono una tessitura di acqua
con trasparenza mostrano il silenzio.
Un soffio le fa volare nell’aria e vanno
si rincorrono come baci
come la vita non ritornano.


Giovanni Fierro, "A mia figlia"


mercoledì 8 ottobre 2014

“Tu che mi parli di gioie false, dimmi quali siano le vere: quelle che costano più lacrime, o quelle che lasciano più rimorsi? E perché rimorsi? Qual è l’amor vero, quello che muore, o quello che uccide?”

Giovanni Verga



lunedì 6 ottobre 2014

Sapevo che stavo morendo.

Qualcosa dentro mi diceva:
continua così, muori, spegniti,
diventa come loro, accettalo.


E poi qualcos’altro dentro diceva: no,
salva un pezzetto
minuscolo.

Non importa che sia molto, basta solo una scintilla.
Una scintilla può incendiare un’intera
foresta.
Solo una scintilla.

Salvala.

Penso di esserci riuscito.

Sono fiero di esserci riuscito.
Che stramaledetta
fortuna.



Charles Bukowski

mercoledì 1 ottobre 2014

Entrare nel mondo dei poeti mi è difficile,
un po’ come un animale selvatico che va in città,
ma poi mi basta uno sguardo bello, una parola bianca, un sorriso
e sto meglio.
Ma resto una clandestina, una barbona delle parole.
Sangue di profuga.
Una che le viene da chiedere scusa, perché è fuori luogo.


Vado sempre in cerca di poesia, nutre una mia batteria fondamentale,
la cerco nei boschi, nella notte, negli alberi, negli animali, nei libri,
negli ascolti, negli sbagli. Soprattutto, nella mancanza.

Se accetto di mancare,
di assaporare quel mio mancarmi sempre, arriva una brezza di parole.

È un dono assolutamente immeritato, non sono stati gli studi, né l’intelligenza, nemmeno la sensibilità, e non certo la bontà,
nessuna dote positiva e nemmeno negativa.

È così, solo un dono ingiusto.
E lo accolgo con un salto e ballo e ballo come una vecchina pazza, felice.



Chandra Livia Candiani


Quei fetenti degli uomini
Sono come quei fetenti degli autobus -
li aspetti per circa un anno
e quando alla fine compare un bus
eccone altri due o tre che sbucano.


Mettono la freccia, guardi il lampeggio,
cerchi di leggere la destinazione.
Loro ti offrono un passaggio,
ma tu non hai molto tempo per la decisione.

Se commetti un errore, non puoi far dietrofront.
Salta giù, e starai là a fissare
le macchine e i taxi e i camion,
e i minuti, le ore, i giorni passare.

Wendy Cope


martedì 30 settembre 2014

Un corvo cupo all'alba
sull’albero vicino alla finestra
grida e singhiozza
singhiozza singhiozza
e grida.


Apro la finestra
“cra-cra, cra-cra anch’io
anch’io cra-cra
cra-cra anch’io.”

Chandra Livia Candiani


lunedì 29 settembre 2014

Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite, sappiate che se volete diventare persone e non oggetti, dovete fare subito una guerra dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma contro voi stesse che vi cavate gli occhi con le dita per non vedere le ingiustizie che vi fanno.
Una guerra grandiosa contro chi vi considera delle nemiche, delle rivali, degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria tutti i giorni senza neanche saperlo, contro chi vi tradisce senza volerlo, contro l’idolo donna che vi guarda seducente da una cornice di rose sfatte ogni mattina e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere, scintillanti di collane, ma prive di braccia, di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso (il dovere di amare vi fa odiare l’amore, lo so) un amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà di intenti, libere infine di essere noi intere, forti, sicure, donne senza paure.
Donne mie dalle dita che puzzano di aglio, donne mie dalle vene varicose, gli occhi feroci, le mani insolenti, la bocca timida, vi hanno insegnato ad essere cretine, povere, dipendenti, vi hanno insegnato a dire sempre di sì, con astuzia degradante, con candore massacrante, con vigore represso.
Vi hanno insegnato a lavorare, a ubbidire, a tacere, a figliare, con gioia e purezza senza acrimonia, per servire, aiutare, sostenere, consolare l’ uomo, sempre lui, nella sua smagliante illusione razzista.
Donne di marmo, di pece, di latte cagliato, voi lavorate ogni giorno senza stipendio per i figli, il marito, i cugini, i nipoti, i fratelli , i nonni, i padroni tutti che vi vogliono belle e pure come oggetti sociali.
Se dite di no vi sembra di fare peccato, per questo dite sempre di sì, con l’animo sciolto e la testa piena di fumo amaro, dite di sì e in cambio ricevete un bacio di buonanotte dal caro figlio del cuore su una guancia rugosa che sa di lardo e di acqua sporca.
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali, imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia; nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto unto e bisunto dall’olio di Dio è l’ uomo e la donna è l’ oggetto passivo di tutti i tempi?
A che vi serve il latino e il greco se poi piantate tutto in asso per andare a servire quell'unico marito adorato che ha bisogno di voi come una mamma?



Dacia Maraini


venerdì 26 settembre 2014

Qualche volta penso a te e ho un senso di vertigine. Il ricordo mi fa girare la testa, come per una sbronza di champagne.
Tutte le cose che abbiamo fatto. Se qualcuno mi avesse detto che questo era il prezzo da pagare, avrei accettato. E mi sorprende che insieme al dolore e alla confusione giunga la folgore del riconoscimento. Ne valeva la pena. L’amore ne vale la pena.

Janette Winterson, Scritto sul corpo


mercoledì 24 settembre 2014

Vorrei.
vorrei aver capito,
gestito,
giocato,
riso,
sorriso,
abbandonato.
Vorrei essere rincorsa,
abbracciata,
stretta,
soffocata.
Vorrei essere unica,
l'unica,
l'unico amore,
il pensiero,
l'emozione.
Vorrei essere
colei che riempie
il tempo,
la mente,
il cuore.
Vorrei
carne e cuore,
respiro e tepore
Vorrei
non pensare di volere,
ma avere
tutto questo
e anche di più
che io ricambierei
come fiume
dopo le piogge.


Tiziana Miceli


domenica 21 settembre 2014

L’abbraccio analfabeta

Quando uno non ha abbracciato nessuno
da giovane, per anni, per decenni,
perché bloccato, per l’educazione,
per timidezza, per la solitudine,
perché in famiglia non si usa o per altri
motivi, quando finalmente abbraccia
- perché, a un’età qualsiasi, succede
che si sciolgano i nodi - allora lui
mentre abbraccia, è come i sordomuti
quando imparano col metodo vocale:
fanno vibrare le corde e ci contano
di emettere quel suono, ma non è che lo sentono:
guardano l’altro e se l’altro ha capito
sono felici: ci sono riusciti,
con l’impegno e il puntiglio, a fare il suono.


Così l’analfabeta degli abbracci,
quando finalmente si decide,
non ha gesti spontanei, studia come
muovere il braccio, la spalla, come stringere
di più o di meno, è stupito e impaurito
- benché felice - del contatto del corpo
sul corpo. È felice, è più felice di altri
che hanno sempre abbracciato, fin da piccoli:
è felice, è una conquista: ma recita
l’abbraccio, è in ansia che gli venga bene,
in pratica lo mette in scena, e gli altri
se ne accorgono, a volte se ne accorgono
e credono che sia un abbraccio finto:
invece è il più felice degli abbracci:
lui ci è arrivato per strade difficili
e quasi piange mentre riesce a fare
ciò che per altri è una cosa normale.

Se incontri uno così, devi capire
che non è finto, è il più vero dei veri:
lui finge ciò che veramente fa
perché non lo sa fare senza fingere:
è un po’ come il poeta di Pessoa,
ma è così vero che dopo l’abbraccio
riuscirebbe a volare per la gioia:
però nessuno se ne accorge mai
perché, come l’abbraccio, anche lo sguardo
e gli altri gesti sono troppo incerti,
sgrammaticati, come di straniero,
e si resta perplessi, diffidenti.

Sono persone che fanno fatica
nelle cose più semplici, che mai
ti aspetteresti. Poi da soli in casa
cantano, ridono, scrivono versi.

Carlo Molinaro




DO era uno che dava tutto quanto,
RE aveva nella testa una corona,
MI era uno che voleva soltanto,
FA era una pigrissima persona,
SOL era uno senza compagnia,
LA a tutti indicava la via,
SI era molto, molto buono,
proprio generoso era SI:


quando si incontrarono,
fecero un suono:

e la musica
è nata
così.

Roberto Piumini


sabato 20 settembre 2014

Non ricordo le mani di mia madre.
Mani che avrebbero dovuto carezzarmi e stringere le mie.
Non ricordo le braccia di mia madre.
Braccia dove avrei dovuto rifugiarmi e trovare conforto.
Non ricordo le labbra di mia madre,
e i suoi baci mi restano sconosciuti.
Ma ricordo i suoi occhi
smarriti
nel cercare una figlia che forse mai
ha saputo di avere.


Tiziana Miceli



Per questo,
perché è come dico io,
lasciatemi parlare
di ieri,
una volta ancora

di ieri.


Ángel González


venerdì 19 settembre 2014

Volevo tutte le sbandate
essere viva fino allo scortico
essere tavolo pietra bestiale essere
bucare la vita coi morsi
infilare le mani in suo pulsare
di vita scavare la vita scrostarla
sfondarla spericolarla battermi con lei fino
ai suoi sigilli.
Per amore - per amore - tutto per amore.


Mariangela Gualtieri


Un posto nel tuo cuore
non lo voglio
perché quando farai l’amore
laggiù io sarei il clandestino
sballottato dalla tempesta
nella stiva.

Cento poesie d’amore a Ladyhawk, Michele Mari



giovedì 18 settembre 2014

Forse attendo invano,
ma spero in un
“mi manchi”
che mi accarezzi l’anima.


Gustave Flaubert


mercoledì 17 settembre 2014

Tutto questo per dirti che mi manchi e che non trovo l'antidoto. Tutto questo per dirti che il fatto che mi manchi non mi ferisce né mi cura. Tutto questo per dirti che il tuo ricordo è il male più forte che mi faccio io stesso. Ma questo male è l'unico modo in cui posso ancora amarmi e respirarti.

Efraim Medina Reyes


Posso saltarti al collo?
Fare un sogno di te?
Guardarti e toccarti?
Assaggiarti un pezzetto?
Farmi i codini e fischiare?
Giocare al lupo avere paura?
Mangiarmi tutta con la tua bocca?
Sì?


Vivian Lamarque


martedì 16 settembre 2014

Gli amori incompiuti
sono quelli che la notte ha dissolto,
che l’alba implora.

Maledetti o benedetti sono quel fuoco
che non ha bruciato per un sospetto
d’ombra o per un gioco
di specchi tradito.


Gli amori incompiuti sono nella memoria,
muta navigazione sotto stelle perenni,
indimenticabili ardori, baci stregati,
perché mai stati.
In un soffio di sempre stanno
immutabili segni cancellati.

Imperdonabile il tempo li ha espulsi,
frammenti del possibile, occasioni mancate,
millenarie acque in cui per paura o per caso
non si è mai nuotato,
sorrisi perduti che mai ricevemmo,
sentieri che solo il vento ha battuto.

Tutto ciò alla ferita
del caduco- la vita!-
tutti noi ci consacra.

Gli amori incompiuti vengono a noi,
nella luce implacata di un ricordo,
per dirci cosa avremmo potuto essere,
e di quante distanze è popolata la notte,
in cui ricevemmo il volto amato in dono.

Ettore Fobo



"Non serve a niente una porta chiusa…
la tristezza non può uscire e l’allegria non può entrare."

Luis Sepulveda