mercoledì 30 luglio 2014

In questa poesia
In questa storia
sono una donna anziana


che ha capito finalmente
come vanno le cose:

siedo su una poltrona
e faccio a maglia
rido da sola
come fanno gli anziani
quando rinunciano a spiegarti
quello che non capirai
finchè non sarai vecchio
e te ne farai finalmente una risata
o forse una ragione
o forse niente, purtroppo,
chissà.


Ad ogni modo,
in questa poesia
in questa storia
sono una donna anziana
che ha capito finalmente
come sono andate le cose:
da anni faccio il mondo all'uncinetto
maglia dopo maglia inanello pensieri
a catenella
a maglia bassa o alta o doppia
aumento e riporto,
intreccio il mondo all'uncinetto,
mentre il mondo intreccia me.


In questa poesia
come in quella storia
sono una donna anziana
che ha capito finalmente
come vanno le cose, come sono andate e come,
alla fin fine,
andrà.

Sono anni
che faccio il mondo all’uncinetto
intreccio il mondo all’uncinetto
mentre il mondo intreccia me:
io,
piccola donna nata anziana
fatta sempre più giovane dal mondo,
a dieci anni fragile e rigida
tonta a venti
a trent’anni pesante, spaventata di perdere tutto,
una volta fatta donna
ho goduto finalmente l’adolescenza
gioco sfrenata la senilità
e neonata
leggera
morirò.


In questa poesia in questa storia
sono una donna anziana
che ha capito
come vanno le cose, come sono andate e come andrà,
intreccia il mondo all’uncinetto
come il mondo la intrecciò.


In questa poesia
in questa storia
sono una donna anziana
in un mondo di dritti e rovesci,
nata al rovescio
certa di morire dritta
e dritta così preferisco lasciarla
prima che la storia si rovesci
o le venga in mente
di spiegarmi
quello che non capisco
e che non capirò
finchè non sarò vecchia
e me ne farò finalmente una risata
o forse una ragione
o forse niente, purtroppo,
chissà.

Una storia all'uncinetto - Alessandra Racca


Il sole. Il deserto. Il cielo. Il silenzio. Le pietre piatte. Gli insetti. Il vento e le nuvole. La luna. Le stelle. L’occidente e l’oriente. Il canto, il colore, l’odore della terra. La zona dell’esplosione. La zona dell’incendio. La zona corporea dell’ustione.


Don DeLillo


Mi muovo
in un paesaggio
dove rivoluzione
e amore
fanno discorsi
sconvolgenti.


René Char


lunedì 28 luglio 2014

Così
ti mando un saluto dal posto
in cui non sono stata,
dove ho colto per te
i fiori che non sono cresciuti
e che ti darò quando non ci vedremo.


Quando non ti vedrò ti dirò addio.
(potessi dirti arrivederci non te lo direi nemmeno morta.)

Jo Pi Marra -Il posto in cui non sono stata



Scusa se non sono stata attenta,

stavo sognando un prodigio.

Non ci riesco più amico mio

a pensare a me stessa come

quella donna che vive

per assolvere i suoi doveri.


Meglio smettere di pensare

di essere insostituibile,

accettare di vivere senza paura

qualunque cosa ti capiti.

Essere inutili

a volte è un privilegio.

Non c’è niente di più urtante

che parlare con quelle persone

che hanno sempre un problema

più grande del tuo.

Se gli racconti che sei stato all’inferno

che stavi per morire bruciato dalle fiamme,

ti rispondono che non è niente

in confronto ai loro tormenti.

Scusa se non ti ascolto mentre parli

ma io voglio diventare contadina,

coltivare prodigi come se fossero

alberi di mele,

innaffiarli con la luce del mattino,

sedersi vicino alle radici

ad aspettare la fioritura

bianca e profumata,

cogliere i frutti ad uno ad uno,

darli ai bambini che non ho avuto

e che pure erano miei.

Scusa amico mio

ma sto facendo un lavoro

piuttosto impegnativo

e ho appena cominciato.

Sto sognando prodigi

forti e resistenti come mattoni

e con quelli costruirò casa mia.

Mura che non si abbattono.



Anna Spissu


venerdì 25 luglio 2014

Stanotte ti ho sognato
fra le altre cose ti abbracciavo, dopo aver litigato
e avevi anche un odore -credo mi piacesse tanto-
mi hai chiesto “fin dove vuoi arrivare?”


”sono già arrivata dove volevo, ora mi fermo”

testuali parole
poi pensavo-dormendo- che mi sarebbe piaciuto averti come fratello
una parte di te in me e viceversa
-come dire che ti desideravo nella carne, dentro-

ma forse in un'altra vita ero io tuo fratello
e sul ciglio del burrone
che ci sei rimasto appeso da bambino
non c'era nessun cane ad abbaiare
ma c'ero io, che ti salvavo, che non ti lasciavo andare
credo che ci assomigliavamo
i nostri corpi erano uguali
come quando si fa l'amore e si diventa d'argilla
e ci si modella -simili- fin nel cuore

ma no, no che non ti voglio
voglio solo me stessa
e mi sfuggo e mi riprendo dalle mani di un Altro
-restituita- trasformata in un'offerta
che finalmente mi accolgo.

(Avevi uno spazio tra le mie braccia
ma era in sogno).

Silvia Rosa



martedì 22 luglio 2014

Ho paura di vederti
necessità di vederti
speranza di vederti
sgomento di vederti
...ho voglia di trovarti
preoccupazione di trovarti
certezza di trovarti
poveri dubbi di trovarti
ho urgenza di udirti
allegria di udirti
augurio di udirti e timore di udirti
cioè riassumendo
sono fottuto
e raggiante
forse più il primo
che il secondo
ed anche
viceversa.

Mario Benedetti


Quando ci incontrammo
In una strada laterale delle nostre vie
Sentivi paura della vita
Sentivo paura della morte
Che era vicina
e vedemmo il cielo rosso
Avvolgerci soffice come una coperta di lana
E ci riscaldammo per un attimo


L'attimo
durò sette estati. Quando levammo gli occhi
Il tempo era già trascorso.

Inge Muller


venerdì 18 luglio 2014

“So pensare, so aspettare, so avere pazienza.”

Siddhartha - Hermann Hesse


giovedì 17 luglio 2014

Sono vivi coloro che noi siamo stati?

Georgi Gospodinov, Fisica della malinconia


Quel primo giorno, per mettermi sotto,
i miei compagni induriti
mi spedirono saltellante come una scimmietta
dalla ringhiera più alta

giù alla baracca del caposquadra
a chiedere un sacchetto di chiodi di cielo.
Il caposquadra si chiese quale sfumatura
di azzurro avessi in mente, esattamente.

Ne ho bisogno ancora oggi di quei chiodi di cielo
con la loro filettatura impercettibile
e la capocchia indistruttibile

capaci di inchiodare ogni cosa
al nulla
e farcelo stare.

Jamie McKendrick



mercoledì 16 luglio 2014

“Certe volte, anziché pensare, sento solo il bisogno di sentire,
sentire in tutti i sensi, sentire con tutto il cuore.”

Edvania Paes


martedì 15 luglio 2014

“La gente crede che per andare da un punto all'altro ci sia sempre una sola strada, quella sulla carta, o quella che ti indicano gli altri.
Se sapessero quanti passaggi nascosti ci sono nel mondo e nella loro testa.

Saltatempo - Stefano Benni”



“Non entrare nella vita di qualcuno se non riesci ad essere un dono.“

Donald Walsch


Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e
non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.
Non sono quelle delle fiabe, perchè loro qualche bugia la dicono.
Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte,
ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto,
che vivono i propri sentimenti
e non hanno paura di manifestarli.
Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua,
che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.
Spesso passano per "ignoranti", perché sembrano cafone
e invadenti per la loro mancanza di buone maniere,
ma sono anche molto spesso delle "fate"
perché capaci di compiere il "miracolo" di travolgerci,
costringendoci a dare una svolta alla nostra vita.


F.Ozpetek

lunedì 14 luglio 2014

La fiamma c’era, avevi ragione, non si vive altrimenti. Per vivere c’è bisogno di almeno una scintilla accesa nel corpo. Ma tu non sapevi, allora, di stare attizzando un fuoco che t’avrebbe bruciato, facevi cosi perchè obbedivi alla legge impersonale della vita. Chi è vivo cerca la vita, la fiamma. E lì, in quel diluvio in cui pareva che il mondo si sarebbe dissolto, la tua bocca fu l’arca in cui la mia anima salì per salvarsi, e il tuo fiato fu il mio respiro, ecco come fu.

Nadia Fusini - L’amore necessario
E’ così bello non avere legami!
Sono solitaria come l’erba.
Che cos’è che mi manca?
lo troverò mai,
questo qualcosa che non so?


Sylvia Plath, Tre donne


Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare.

Eraclito




giovedì 10 luglio 2014

L’amore non si cura con la citrosodina

I corpi che hai amato
ti rimangono conficcati in quella parte di corpo
dove si radunano le cose che non possono essere più


stanno lì, pezzi di ginocchi, modi di sorridere
carichi di dolore potenziale
come il nervo del dente quell’estate
prima nulla e poi, all’improvviso

L’analgesico è il presente
questa schiena
questa carezza
questo respirarsi gli occhi

E non ditemi che comunque è bello ricordare

il corpo

vuole carne viva e capelli
e che sia morte o vitale allontanarsi, quel qualunque motivo
per cui è stato sottratto
quel corpo al mio corpo
di certo non interessa

I corpi che hai amato
ti rimangono conficcati in quella parte di corpo
dove scivolano le cose che a volte fanno male
ora, per esempio,
mi si è infiammato quel modo che avevi di camminare
ondeggiando

Un cucchiaio di citrosodina
non fa nulla
ma è buona
ne mangio ancora un po’.



Alessandra Racca


lunedì 7 luglio 2014

Nerone,
Hitler e Stalin
[...] Ma in tutto questo c’è una lezione che ritorna costantemente anche nei tempi delle monarchie ereditarie, prima nelle città libere, nelle istituzioni della nobiltà, più tardi anche nelle istituzioni di alcune confessioni protestanti che occuperanno una posizione centrale nella modernità. Questa la lezione, o il credo, fondamentale: non si rimane all’apice del potere per una vita intera, poiché si è scelti o eletti per un periodo di tempo limitato; il potere è perciò temporaneo. Ne risulta che l’idea della libertà di scelta, che ci è familiare dalla Bibbia, in quanto prima grande narrazione sulla libertà, non è rilevante solo nelle questioni morali. Si può scegliere liberamente anche in politica, e ciò che è valido per una scelta morale è valido anche in politica. Si può rimpiangere la propria scelta e la volta successiva scegliere diversamente e meglio.
La grande storia del repubblicanesimo è grande storia del pluralismo, ma anche storia della fragilità della libertà politica. La caduta della Repubblica romana ci mette di fronte a uno spettacolo tremendo: omicidi ed esecuzioni di massa, proscrizioni, razzie, guerra civile, dissolutezza, fondamentalismo, tutto insieme. E alla fine arriva l’Impero, il dispotismo.
Per circa duemila anni il nome di Nerone è stato associato alla perdita della libertà, è stato la metafora del potere illimitato di un singolo individuo che se ne serve per uccidere, mosso da brama e capriccio. La storia di Nerone è indirettamente la storia della libertà. Funziona come ammonimento: la libertà può essere un fardello, ma la perdita della libertà è una catastrofe di proporzioni incalcolabili. È stato solo nel XX secolo che Nerone ha perduto il primato di metafora del dispotismo europeo, grazie all'operato di Hitler e di Stalin.
Tutte le grandi narrazioni sulla libertà parlano anche della fragilità della libertà. La libertà è gravosa, si accompagna a gravi responsabilità, è difficile, come sostiene Lévinas. La libertà non promette immediata soddisfazione dei desideri, felicità e nemmeno sicurezza personale.
Caino era libero di scegliere tra il bene e il male, e scelse il male. Il popolo di Israele abbandonò il Dio che lo aveva liberato dalla schiavitù e al suo posto adorò il Vitello d’oro. Gesù di Nazareth fu crocifisso, Socrate bevve la cicuta. Dopo aver prosperato per breve tempo, le libere repubbliche decadono e trionfa il dispotismo. Ma mostrare la sconfìtta non deve significare pessimismo. Se solleviamo la questione se ne valeva o se ne vale la pena, tutte le grandi narrazioni sulla libertà forniscono una risposta inequivocabile: comunque ne valeva assolutamente la pena. Vale la pena avere solo le cose che si possono perdere. La vita è preziosa perché la mia vita e quella dei miei cari andrà necessariamente perduta. La libertà è cara perché la mia libertà e quella dei miei cari si può perdere. Ma non necessariamente. Elaborare le grandi narrazioni della libertà significa elaborare la libertà stessa.


Agnes Heller