lunedì 7 luglio 2014

Nerone,
Hitler e Stalin
[...] Ma in tutto questo c’è una lezione che ritorna costantemente anche nei tempi delle monarchie ereditarie, prima nelle città libere, nelle istituzioni della nobiltà, più tardi anche nelle istituzioni di alcune confessioni protestanti che occuperanno una posizione centrale nella modernità. Questa la lezione, o il credo, fondamentale: non si rimane all’apice del potere per una vita intera, poiché si è scelti o eletti per un periodo di tempo limitato; il potere è perciò temporaneo. Ne risulta che l’idea della libertà di scelta, che ci è familiare dalla Bibbia, in quanto prima grande narrazione sulla libertà, non è rilevante solo nelle questioni morali. Si può scegliere liberamente anche in politica, e ciò che è valido per una scelta morale è valido anche in politica. Si può rimpiangere la propria scelta e la volta successiva scegliere diversamente e meglio.
La grande storia del repubblicanesimo è grande storia del pluralismo, ma anche storia della fragilità della libertà politica. La caduta della Repubblica romana ci mette di fronte a uno spettacolo tremendo: omicidi ed esecuzioni di massa, proscrizioni, razzie, guerra civile, dissolutezza, fondamentalismo, tutto insieme. E alla fine arriva l’Impero, il dispotismo.
Per circa duemila anni il nome di Nerone è stato associato alla perdita della libertà, è stato la metafora del potere illimitato di un singolo individuo che se ne serve per uccidere, mosso da brama e capriccio. La storia di Nerone è indirettamente la storia della libertà. Funziona come ammonimento: la libertà può essere un fardello, ma la perdita della libertà è una catastrofe di proporzioni incalcolabili. È stato solo nel XX secolo che Nerone ha perduto il primato di metafora del dispotismo europeo, grazie all'operato di Hitler e di Stalin.
Tutte le grandi narrazioni sulla libertà parlano anche della fragilità della libertà. La libertà è gravosa, si accompagna a gravi responsabilità, è difficile, come sostiene Lévinas. La libertà non promette immediata soddisfazione dei desideri, felicità e nemmeno sicurezza personale.
Caino era libero di scegliere tra il bene e il male, e scelse il male. Il popolo di Israele abbandonò il Dio che lo aveva liberato dalla schiavitù e al suo posto adorò il Vitello d’oro. Gesù di Nazareth fu crocifisso, Socrate bevve la cicuta. Dopo aver prosperato per breve tempo, le libere repubbliche decadono e trionfa il dispotismo. Ma mostrare la sconfìtta non deve significare pessimismo. Se solleviamo la questione se ne valeva o se ne vale la pena, tutte le grandi narrazioni sulla libertà forniscono una risposta inequivocabile: comunque ne valeva assolutamente la pena. Vale la pena avere solo le cose che si possono perdere. La vita è preziosa perché la mia vita e quella dei miei cari andrà necessariamente perduta. La libertà è cara perché la mia libertà e quella dei miei cari si può perdere. Ma non necessariamente. Elaborare le grandi narrazioni della libertà significa elaborare la libertà stessa.


Agnes Heller

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