martedì 30 settembre 2014

Un corvo cupo all'alba
sull’albero vicino alla finestra
grida e singhiozza
singhiozza singhiozza
e grida.


Apro la finestra
“cra-cra, cra-cra anch’io
anch’io cra-cra
cra-cra anch’io.”

Chandra Livia Candiani


lunedì 29 settembre 2014

Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite, sappiate che se volete diventare persone e non oggetti, dovete fare subito una guerra dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma contro voi stesse che vi cavate gli occhi con le dita per non vedere le ingiustizie che vi fanno.
Una guerra grandiosa contro chi vi considera delle nemiche, delle rivali, degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria tutti i giorni senza neanche saperlo, contro chi vi tradisce senza volerlo, contro l’idolo donna che vi guarda seducente da una cornice di rose sfatte ogni mattina e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere, scintillanti di collane, ma prive di braccia, di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso (il dovere di amare vi fa odiare l’amore, lo so) un amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà di intenti, libere infine di essere noi intere, forti, sicure, donne senza paure.
Donne mie dalle dita che puzzano di aglio, donne mie dalle vene varicose, gli occhi feroci, le mani insolenti, la bocca timida, vi hanno insegnato ad essere cretine, povere, dipendenti, vi hanno insegnato a dire sempre di sì, con astuzia degradante, con candore massacrante, con vigore represso.
Vi hanno insegnato a lavorare, a ubbidire, a tacere, a figliare, con gioia e purezza senza acrimonia, per servire, aiutare, sostenere, consolare l’ uomo, sempre lui, nella sua smagliante illusione razzista.
Donne di marmo, di pece, di latte cagliato, voi lavorate ogni giorno senza stipendio per i figli, il marito, i cugini, i nipoti, i fratelli , i nonni, i padroni tutti che vi vogliono belle e pure come oggetti sociali.
Se dite di no vi sembra di fare peccato, per questo dite sempre di sì, con l’animo sciolto e la testa piena di fumo amaro, dite di sì e in cambio ricevete un bacio di buonanotte dal caro figlio del cuore su una guancia rugosa che sa di lardo e di acqua sporca.
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali, imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia; nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto unto e bisunto dall’olio di Dio è l’ uomo e la donna è l’ oggetto passivo di tutti i tempi?
A che vi serve il latino e il greco se poi piantate tutto in asso per andare a servire quell'unico marito adorato che ha bisogno di voi come una mamma?



Dacia Maraini


venerdì 26 settembre 2014

Qualche volta penso a te e ho un senso di vertigine. Il ricordo mi fa girare la testa, come per una sbronza di champagne.
Tutte le cose che abbiamo fatto. Se qualcuno mi avesse detto che questo era il prezzo da pagare, avrei accettato. E mi sorprende che insieme al dolore e alla confusione giunga la folgore del riconoscimento. Ne valeva la pena. L’amore ne vale la pena.

Janette Winterson, Scritto sul corpo


mercoledì 24 settembre 2014

Vorrei.
vorrei aver capito,
gestito,
giocato,
riso,
sorriso,
abbandonato.
Vorrei essere rincorsa,
abbracciata,
stretta,
soffocata.
Vorrei essere unica,
l'unica,
l'unico amore,
il pensiero,
l'emozione.
Vorrei essere
colei che riempie
il tempo,
la mente,
il cuore.
Vorrei
carne e cuore,
respiro e tepore
Vorrei
non pensare di volere,
ma avere
tutto questo
e anche di più
che io ricambierei
come fiume
dopo le piogge.


Tiziana Miceli


domenica 21 settembre 2014

L’abbraccio analfabeta

Quando uno non ha abbracciato nessuno
da giovane, per anni, per decenni,
perché bloccato, per l’educazione,
per timidezza, per la solitudine,
perché in famiglia non si usa o per altri
motivi, quando finalmente abbraccia
- perché, a un’età qualsiasi, succede
che si sciolgano i nodi - allora lui
mentre abbraccia, è come i sordomuti
quando imparano col metodo vocale:
fanno vibrare le corde e ci contano
di emettere quel suono, ma non è che lo sentono:
guardano l’altro e se l’altro ha capito
sono felici: ci sono riusciti,
con l’impegno e il puntiglio, a fare il suono.


Così l’analfabeta degli abbracci,
quando finalmente si decide,
non ha gesti spontanei, studia come
muovere il braccio, la spalla, come stringere
di più o di meno, è stupito e impaurito
- benché felice - del contatto del corpo
sul corpo. È felice, è più felice di altri
che hanno sempre abbracciato, fin da piccoli:
è felice, è una conquista: ma recita
l’abbraccio, è in ansia che gli venga bene,
in pratica lo mette in scena, e gli altri
se ne accorgono, a volte se ne accorgono
e credono che sia un abbraccio finto:
invece è il più felice degli abbracci:
lui ci è arrivato per strade difficili
e quasi piange mentre riesce a fare
ciò che per altri è una cosa normale.

Se incontri uno così, devi capire
che non è finto, è il più vero dei veri:
lui finge ciò che veramente fa
perché non lo sa fare senza fingere:
è un po’ come il poeta di Pessoa,
ma è così vero che dopo l’abbraccio
riuscirebbe a volare per la gioia:
però nessuno se ne accorge mai
perché, come l’abbraccio, anche lo sguardo
e gli altri gesti sono troppo incerti,
sgrammaticati, come di straniero,
e si resta perplessi, diffidenti.

Sono persone che fanno fatica
nelle cose più semplici, che mai
ti aspetteresti. Poi da soli in casa
cantano, ridono, scrivono versi.

Carlo Molinaro




DO era uno che dava tutto quanto,
RE aveva nella testa una corona,
MI era uno che voleva soltanto,
FA era una pigrissima persona,
SOL era uno senza compagnia,
LA a tutti indicava la via,
SI era molto, molto buono,
proprio generoso era SI:


quando si incontrarono,
fecero un suono:

e la musica
è nata
così.

Roberto Piumini


sabato 20 settembre 2014

Non ricordo le mani di mia madre.
Mani che avrebbero dovuto carezzarmi e stringere le mie.
Non ricordo le braccia di mia madre.
Braccia dove avrei dovuto rifugiarmi e trovare conforto.
Non ricordo le labbra di mia madre,
e i suoi baci mi restano sconosciuti.
Ma ricordo i suoi occhi
smarriti
nel cercare una figlia che forse mai
ha saputo di avere.


Tiziana Miceli



Per questo,
perché è come dico io,
lasciatemi parlare
di ieri,
una volta ancora

di ieri.


Ángel González


venerdì 19 settembre 2014

Volevo tutte le sbandate
essere viva fino allo scortico
essere tavolo pietra bestiale essere
bucare la vita coi morsi
infilare le mani in suo pulsare
di vita scavare la vita scrostarla
sfondarla spericolarla battermi con lei fino
ai suoi sigilli.
Per amore - per amore - tutto per amore.


Mariangela Gualtieri


Un posto nel tuo cuore
non lo voglio
perché quando farai l’amore
laggiù io sarei il clandestino
sballottato dalla tempesta
nella stiva.

Cento poesie d’amore a Ladyhawk, Michele Mari



giovedì 18 settembre 2014

Forse attendo invano,
ma spero in un
“mi manchi”
che mi accarezzi l’anima.


Gustave Flaubert


mercoledì 17 settembre 2014

Tutto questo per dirti che mi manchi e che non trovo l'antidoto. Tutto questo per dirti che il fatto che mi manchi non mi ferisce né mi cura. Tutto questo per dirti che il tuo ricordo è il male più forte che mi faccio io stesso. Ma questo male è l'unico modo in cui posso ancora amarmi e respirarti.

Efraim Medina Reyes


Posso saltarti al collo?
Fare un sogno di te?
Guardarti e toccarti?
Assaggiarti un pezzetto?
Farmi i codini e fischiare?
Giocare al lupo avere paura?
Mangiarmi tutta con la tua bocca?
Sì?


Vivian Lamarque


martedì 16 settembre 2014

Gli amori incompiuti
sono quelli che la notte ha dissolto,
che l’alba implora.

Maledetti o benedetti sono quel fuoco
che non ha bruciato per un sospetto
d’ombra o per un gioco
di specchi tradito.


Gli amori incompiuti sono nella memoria,
muta navigazione sotto stelle perenni,
indimenticabili ardori, baci stregati,
perché mai stati.
In un soffio di sempre stanno
immutabili segni cancellati.

Imperdonabile il tempo li ha espulsi,
frammenti del possibile, occasioni mancate,
millenarie acque in cui per paura o per caso
non si è mai nuotato,
sorrisi perduti che mai ricevemmo,
sentieri che solo il vento ha battuto.

Tutto ciò alla ferita
del caduco- la vita!-
tutti noi ci consacra.

Gli amori incompiuti vengono a noi,
nella luce implacata di un ricordo,
per dirci cosa avremmo potuto essere,
e di quante distanze è popolata la notte,
in cui ricevemmo il volto amato in dono.

Ettore Fobo



"Non serve a niente una porta chiusa…
la tristezza non può uscire e l’allegria non può entrare."

Luis Sepulveda



mercoledì 10 settembre 2014

Quando ero bambina
facevo strani pensieri: mi chiedevo se morissero anche le civette
(non so come mai pensavo che le civette fossero immortali)
scrivevo strane poesie sulle posate,
ripetevo una parola nella testa
fino a quando ne scordavo il significato,
camminavo dentro le mattonelle
senza pestarne i bordi
mi commuovevo senza motivo.


Ora che sono grande
sono rimasta la stessa di allora. Per me le civette non muoiono
e scrivo poesie senza senso.
Come questa.

(Anche ora
sto attenta a non pestare i margini
quando mi capita di camminare sui marciapiedi.
Così faccio con le persone:
sto attenta a non pestare i margini.)

Jo Marra

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Posso amarti ogni volta a tua insaputa,
distante che non sai quante distanze
compie il mio passo che ti segue ovunque
dove non sei,
dove non sai di essere,
dove nemmeno senti che ci sono
a custodire quel che di te posso.


Francesco Scarabicchi


Camminammo così, silenziosi, per un po’, finché lei non mi tolse i fiori di mano e li gettò sul selciato, poi infilò sotto il mio braccio la mano col guanto nero svasato, e proseguimmo vicini.
- E poi? - disse Ivan. - Per favore, non salti niente!
- E poi? - l’ospite ripeté la domanda.
Quello che successe poi, lo può indovinare lei stesso -.
Inaspettatamente si asciugò una lacrima con la manica destra, e prosegui: - L’amore ci si parò dinanzi
come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra,
e ci colpi subito entrambi.

Così colpisce il fulmine, così colpisce un coltello a serramanico!


Il maestro e Margherita- Michail Bulgakov


martedì 9 settembre 2014

“Non mi sono mai intossicata di droghe,
ma d’amore, di un amore
sconsiderato e folle, più simile
a un danno che a una cura,
a un crepacuore che a un cuore sano.
E ho combattuto, ho sferrato attacchi
e anch’io il giorno dopo
ho cercato di rimediare.
L’amore è vivido.
Non ho mai voluto la versione sbiadita.
L’amore è una forza alla massima potenza.
Non ho mai voluto la versione diluita.
Non mi sono mai sottratta
all’enormità dell’amore,
ma non sapevo che l’amore
potesse essere affidabile come il sole.
Il sorgere quotidiano dell’amore.


“Jeanette Winterson “


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lunedì 8 settembre 2014

Te l’ho promesso che quel pensiero
l’avrei gettato via,
te l’ho promesso perché ti amavo
più di quanto non si convenga
a un uomo.
Di fatti ti arrabbiavi.


“Arrivederci”, hai detto per mettere
il mondo tra noi,
“Dimenticami”.

“Lo farò, non temere”, ho risposto.

A.E. Housman


Sacchetto di plastica


Guardalo
qui
in mezzo alla strada
solo
fermo

timoroso
che appaia lo spazzino

sognando
un soffio di vento
per sentirsi
nuvola.

Karmelo C. Iribarren


domenica 7 settembre 2014

"- E non faccio che sognare, ogni giorno, che alla fine, chissà quando, incontrerò qualcuno. Ah, se sapeste quante volte sono stato innamorato in questo modo!
- Ma come dunque, di chi?
- Ma di nessuno, di un ideale, di colei che mi appare in sogno. Io in sogno creo interi romanzi."

- Le notti bianche, Fedor Dostoevskij

sabato 6 settembre 2014

"Il desiderio non è canto.
Il desiderio schianta e brucia,
come il serpe, come il vento."

Cesare Pavese


lunedì 1 settembre 2014