facevo strani pensieri: mi chiedevo se morissero anche le civette
(non so come mai pensavo che le civette fossero immortali)
scrivevo strane poesie sulle posate,
ripetevo una parola nella testa
fino a quando ne scordavo il significato,
camminavo dentro le mattonelle
senza pestarne i bordi
mi commuovevo senza motivo.
Ora che sono grande
sono rimasta la stessa di allora. Per me le civette non muoiono
e scrivo poesie senza senso.
Come questa.
(Anche ora
sto attenta a non pestare i margini
quando mi capita di camminare sui marciapiedi.
Così faccio con le persone:
sto attenta a non pestare i margini.)
Jo Marra
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